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	<title>Milano noir - Milano Per Me</title>
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		<title>Piazza Vetra, il luogo delle condanne a morte a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Désirée Coata]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 11:21:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano noir]]></category>
		<category><![CDATA[storia di Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piazza Vetra o della Vetra, dietro la Basilica di San Lorenzo Maggiore, è il luogo dove venivano eseguite le condanne a morte a Milano, fin dai tempi dell’Inquisizione. In piazza Vetra trovavano la morte i colpevoli popolani, i rei di delitti comuni e gli accusati di stregoneria. I condannati di alto rango venivano invece giustiziati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Piazza Vetra o della Vetra</strong>, dietro la Basilica di San Lorenzo Maggiore, <strong>è il luogo dove venivano eseguite le condanne a morte a Milano</strong>, fin dai tempi dell’Inquisizione.</p>



<p>In piazza Vetra trovavano la morte i <strong>colpevoli popolani</strong>, <strong>i rei di delitti comuni</strong> <strong>e gli accusati di stregoneria</strong>. I condannati di alto rango venivano invece giustiziati solitamente in Piazza Mercanti. Insomma, <strong>la legge non era uguale per tutti, ma nemmeno la morte</strong> visto che il luogo delle esecuzioni variava in base al ceto sociale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché si chiama Piazza Vetra</h2>



<p>Cominciamo col raccontare brevemente l&#8217;origine del nome di piazza Vetra. Ci sono varie ipotesi, ma la più probabile è che la parola<em> Vetra</em> derivi dal nome di una via ormai scomparsa dove viveva la maggior parte dei cosiddetti <em>vetraschi, </em><strong>giovani conciatori che raschiavano coi vetri le pelli</strong>. Le loro condizioni erano miserevoli, i padroni li sfruttavano come schiavi in cambio di un pezzo di pane e molti di loro morivano di stenti e malattie.</p>



<p>Sotto il manto stradale corre ancora oggi quello che un tempo era un corso d’acqua artificiale d’epoca romana, <strong>il canale Vetra o Vepra</strong>, dove i <em>vetraschi</em> ammorbidivano le pelli e dove venivano gettate le ceneri dei condannati al rogo.</p>
<figure id="attachment_578" aria-describedby="caption-attachment-578" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-578 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2024/01/IMG_2887-975x1300.jpg" alt="piazza Vetra Milano
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<h2 class="wp-block-heading">Un luogo di morte in passato</h2>



<p>Streghe e stregoni, ladri e assassini o poveri malcapitati creduti untori della peste furono torturati, impalati, impiccati e arsi vivi sul patibolo di questa piazza nel corso dei secoli.</p>



<p>Nella mappa settecentesca si può addirittura individuare uno spazio dedicato al patibolo. Normalmente i processi si tenevano in Sant’Eustorgio o Santa Maria delle Grazie e le esecuzioni si consumavano in piazza Mercanti, in piazza Santo Stefano e in piazza Vetra.</p>



<p>Il primo ad essere accusato di stregoneria dal Tribunale dell’Inquisizione a Milano fu <strong>Gaspare Grassi di Valenza</strong> nel 1385. In quanto nobile, gli fu riservata una fine più clemente e finì decapitato prima di esser posto sul rogo.</p>



<p>Tra il Trecento e il Cinquecento le condanne a morte per stregoneria raggiunsero il loro apice in Italia e Milano, insieme alla Valtellina, non fece eccezione. Qui si intensificarono soprattutto tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento sotto l’episcopato di Carlo e Federico Borromeo.</p>





<p>Ricordiamo come caso esemplare quello di <strong>Caterina Medici</strong>, accusata di aver tentato di avvelenare il senatore Luigi Melzi; in realtà la donna si era innamorata di lui e voleva ammaliarlo con una pozione d’amore. Per la prima volta un palco eretto appositamente permise a tutta la folla di vedere la brutale esecuzione.</p>



<p>Anche il barbiere <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Giacomo_Mora" target="_blank" rel="noopener"><strong>Gian Giacomo Mora</strong> </a>e il suo amico <strong>Guglielmo Piazza</strong> morirono giustiziati qui nel 1630. Trovarono la fine sul rogo dopo terribili supplizi, accusati di aver diffuso il morbo della peste.</p>



<p>Nel 1641 ci furono le ultime condanne a morte di due donne credute streghe: <strong>Anna Maria Pamolea</strong> e la sua cameriera <strong>Margherita Martignona</strong>. Pare che la loro morte sia stata grottesca perché per ben due volte la corda del boia si spezzò.</p>
<figure id="attachment_579" aria-describedby="caption-attachment-579" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-579 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2024/01/IMG_2882-975x1300.jpg" alt="piazza Vetra e Basilica di san Lorenzo" width="800" height="1067" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2024/01/IMG_2882-975x1300.jpg 975w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2024/01/IMG_2882-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2024/01/IMG_2882-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2024/01/IMG_2882.jpg 1512w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-579" class="wp-caption-text">©Désirée Coata</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La fine dell’oscurantismo e il pensiero illuministico</h2>



<p>A questo periodo oscuro e pieno di ingiustizie, pose un freno <strong>il pensiero illuministico che a Milano vide attivi molti esponenti</strong> come <strong>Pietro Verri</strong> (<em>Osservazioni sulla tortura</em>), <strong>Cesare Beccaria</strong> (<em>Dei delitti e delle pene</em>) e <strong>Alessandro Manzoni</strong> (<em>La colonna infame</em>).</p>



<p>L&#8217;impero austriaco attuò una sorta di condanna e di insabbiamento dei terribili atti commessi nei secoli precedenti. Purtroppo,<strong> tutta la documentazione dell’inquisizione milanese</strong> che copriva il periodo dal Trecento al Settecento<strong> andò perduta</strong>, bruciata nel 1788 all’interno del  chiostro di Santa Maria delle Grazie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Piazza Vetra luogo malfamato nell’Ottocento</h2>



<p>Solo agli inizi dell’Ottocento piazza Vetra assunse un aspetto più cittadino con un fondo stradale selciato ed edifici regolari a delimitarla. Poi cominciarono a comparire bancarelle di vari venditori che si trasformarono in un vero e proprio<strong> mercato coperto</strong> nella seconda metà del secolo.</p>



<p>Purtroppo, l’intero quartiere delle Vetra e di Porta Ticinese rimase sempre piuttosto <strong>povero e malfrequentato</strong>. Qui si annidavano ladruncoli e sfruttatori, prostitute e loschi figuri e viveva la gente più misera e malnutrita della città.</p>
<figure id="attachment_581" aria-describedby="caption-attachment-581" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-581 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2024/01/IMG_2885-975x1300.jpg" alt="Piazza Vetra
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<h2 class="wp-block-heading">Piazza Vetra oggi</h2>



<p>L’aspetto attuale di piazza Vetra è dovuto principalmente ai lavori svolti dagli anni ’30 ai ’60, compreso l’intervento postbellico atto a ricostruire la piazza semidistrutta dai bombardamenti angloamericani.</p>



<p>Piazza Vetra è una grande zona verde con panchine e giochi che fa parte del <strong>Parco delle Basiliche</strong> e che collega le due antiche chiese di San Lorenzo Maggiore e di Sant’Eustorgio. Malgrado sia un parco pubblico cittadino frequentato da tanti bambini, <strong>mantiene un’aria sinistra e cupa</strong>, probabilmente dovuta al suo <strong>passato intriso di morte e sofferenza</strong>.</p>



<p>Nel mezzo della piazza svetta un po&#8217; malconcio un <strong>monumento con una statua che raffigura San Lazzaro. </strong>Non poteva esserci luogo più appropriato per il santo che assiste nelle malattie e nelle sofferenze. Si tratta di una delle tante crocette stazionarie, ossia segnacoli attorno i quali si celebravano messe all’aperto per evitare la diffusione del morbo durante le epidemie. Risalente al 1643 <strong>ha preso il posto probabilmente degli antichi patiboli.</strong></p>
<figure id="attachment_580" aria-describedby="caption-attachment-580" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-580 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2024/01/IMG_2881-975x1300.jpg" alt="Crocetta di San Lazzaro a Milano
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<p>Purtroppo, in certi orari la piazza è mal frequentata e diventa spesso <strong>luogo di ritrovo di sbandati e senzatetto</strong>. Sembra che l’eco degli orrori trascorsi richiami ancora oggi bruttura e miseria.</p>



<p>Tutt’attorno ci sono ristoranti e locali per aperitivi che rendono la zona di Piazza Vetra e delle vicine Colonne di San Lorenzo <strong>molto animata nelle ore notturne.</strong></p>



<p>Ma il pensiero che ogni volta mi invade quando la percorro è sempre e solo uno. <strong>Dove oggi i bambini corrono sui prati, un tempo i condannati a morte si trascinavano al patibolo.</strong></p>
<h2>Itinerario guidato: Milano Noir e Delitti Irrisolti</h2>
<p>Piazza Vetra è anche il punto iniziale di un evento che ho ideato e creato personalmente e al quale già tantissimi hanno partecipato. Se voleste scoprire Milano in modo insolito con una passeggiata che si snoda tra luoghi di crimini, efferati fatti di sangue, curiosità diaboliche e morte declinata in tutte le sue più tragiche sfaccettature, prenotate <a href="https://www.beworldy.com/it-IT/details/225/milano-travel-tips-milano-noir-e-delitti-irrisolti" target="_blank" rel="noopener">QUI</a> l&#8217;evento esclusivo o contattatemi.</p>
<p>Désirée Coata</p>
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<p>Se amate il noir a Milano potreste leggere: <a href="https://www.milanoperme.it/milano-noir/2023/12/25/la-congiura-di-santo-stefano-a-milano/" target="_blank" rel="noopener">LA CONGIURA DI SANTO STEFANO A MILANO</a></p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>La congiura di Santo Stefano a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Désirée Coata]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Dec 2023 21:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano noir]]></category>
		<category><![CDATA[storia di Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In piazza Santo Stefano a Milano c’è una colonna antica e solitaria, unica testimone di una terribile congiura che portò all’assassinio del duca Galeazzo Maria Sforza. Era il 26 dicembre 1476, il giorno di Santo Stefano. Un terribile delitto tramato per minare l’egemonia degli Sforza ed eliminare un duca che si era attirato le antipatie [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In piazza Santo Stefano a Milano c’è una colonna antica e solitaria, unica testimone di una terribile congiura che portò all’assassinio del duca Galeazzo Maria Sforza. Era il 26 dicembre 1476, il giorno di Santo Stefano.</p>
<p>Un terribile delitto tramato per minare l’egemonia degli Sforza ed eliminare un duca che si era attirato le antipatie e l’odio di molti aristocratici milanesi. Un fatto avvenuto in un periodo in cui la lotta per il potere era tinta spesso di sangue o di veleno.</p>
<h2>Chi era Galeazzo Maria Sforza</h2>
<p>Galeazzo Maria Sforza era figlio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti. Divenne Duca nel 1466 alla morte del padre. Pare fosse bisessuale e <strong>dedito alla lussuria</strong> con molte e molti amanti. Era piuttosto <strong>crudele, scostante e vendicativo</strong>. Inoltre, molti sono i sospetti sul suo <strong>probabile matricidio per avvelenamento</strong>, compiuto due anni dopo aver preso il potere.</p>
<p>Con <strong>un temperamento sregolato, di carattere altero superbo</strong>, si attirò moltissimi nemici. Riuscì comunque a dimostrarsi piuttosto <strong>saggio al governo</strong> e a proseguire la politica di risanamento economico-sociale avviata dal padre. Non agiva certo per filantropia, aveva semplicemente capito che un popolo in salute era più conveniente per l’economia del ducato. Pertanto, secondo i principi fondamentali dell’Umanesimo al quale era stato istruito, favorì le cure sanitarie proseguendo l’opera di costruzione dell’Ospedale Maggiore voluto dal padre e del Duomo e si dedicò alle arti circondandosi di uomini di cultura.</p>
<p>
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</p>
<h2>La congiura</h2>
<p>In ogni caso l’arroganza e il carattere difficile del duca, non fecero che fomentare odio e insofferenza da parte della nobiltà. Ne scaturì presto una congiura organizzata da alcuni nobili milanesi a cui si aggiunsero anche nemici personali del duca. Erano in tanti ad avere almeno un motivo per detestare Galeazzo. Ma probabilmente <strong>lo scopo ultimo di chi movimentava le folle era quello di porre fine alla tirannia del duca e al potere degli Sforza in toto</strong>. Come vedremo, malgrado il terribile assassinio di Galeazzo, consumatosi il giorno di Santo Stefano, la dinastia degli Sforza era destinata a governare ancora per circa trent’anni.</p>
<h2>I congiurati</h2>
<p>Il maestro d’eloquenza <strong>Cola Montano</strong> era uno dei più accaniti oppositori di Galeazzo ed era solito aizzare i suoi allievi a ribellarsi, a usare la violenza per deporlo e instaurare una repubblica. Tra i tanti si delinearono i profili di tre giovani ribelli che avevano tutti validi motivi per volere la morte del tiranno.</p>
<p><strong>Giovanni Andrea Lampugnani</strong> era un condannato a morte che il duca aveva graziato, ma che imperterrito e ingrato continuava a tramare contro il potere degli Sforza.</p>
<p><strong>Carlo Visconti</strong> era il fratello di una delle amanti del duca che era stata pubblicamente svergognata dallo stesso. Inoltre, la sua famiglia aveva perduto molti poderi quando gli Sforza erano succeduti ai Visconti nella guida di Milano.</p>
<p><strong>Girolamo Olgiati</strong> era molto giovane e animato dalla sete di gloria e dalla volontà di passare alla storia. Pare, inoltre, che la sorella fosse stata violentata dal duca dopo il rifiuto a cedere alle sue richieste.</p>
<p>Le vere motivazioni dell&#8217;assassinio di Galeazzo Maria Sforza non sono state del tutto chiarite. Alcuni storici ritengono che i congiurati fossero mossi da <strong>motivi politici</strong>, e che intendessero rovesciare la tirannia degli Sforza. Altri ritengono invece che i congiurati fossero mossi da <strong>motivi personali</strong>, e che intendessero vendicarsi di Galeazzo per le sue azioni.</p>
<p><figure id="attachment_500" aria-describedby="caption-attachment-500" style="width: 800px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-500 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1996-975x1300.jpg" alt="chiesa di santo stefano a Milano " width="800" height="1067" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1996-975x1300.jpg 975w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1996-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1996-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1996.jpg 1512w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-500" class="wp-caption-text">L&#8217;interno della Basilica di Santo Stefano ©Désirée Coata</figcaption></figure></p>
<h2>La preparazione del delitto</h2>
<p>Secondo le confessioni dei colpevoli, furono l’Olgiati e il Lampugnani a ideare l’attentato e ad organizzarlo per sei lunghi mesi. Realizzarono perfino un fantoccio con le sembianze di Galeazzo sul quale accanirsi con insulti ed esercitarsi con il pugnale. Tutti e tre cercavano di istigare amici e conoscenti a ribellarsi a Galeazzo ricordando le sue ingiustizie e promettendo loro favori una volta eliminato il tiranno.</p>
<p><strong>Per compiere l&#8217;assassinio fu deciso il giorno di Santo Stefano</strong>. I tre si riunirono un’ultima volta attorno alla mezzanotte tra il 25 e il 26 dicembre rinnovandosi alleanza e promettendosi che insieme avrebbero portato a termine la missione omicida.</p>
<h2>L&#8217;assassinio in piazza Santo Stefano</h2>
<p>Era la mattina di Santo Stefano, il 26 dicembre 1476, e Milano era avvolta in una nebbia fitta. Galeazzo era partito dal castello sforzesco e si stava recando a cavallo, seguito dal suo corteo, verso la basilica di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santo_Stefano_Maggiore" target="_blank" rel="noopener">Santo Stefano Maggiore</a> per partecipare alla messa in omaggio al santo.</p>
<p>Era quasi mezzogiorno quando Galeazzo raggiungeva il portico di Santo Stefano gremito di gente e si accingeva ad entrare in chiesa. All’epoca dei fatti la basilica aveva un aspetto completamente diverso da quello di oggi. <strong>C’era un nartece, cioè un atrio con un colonnato che fungeva da ingresso</strong>, innalzato in epoca medievale e poi smantellato nel Seicento. La colonna che oggi si trova sul lato destro rispetto all’entrata della basilica è l’unica sopravvissuta di quell’antico colonnato testimone dell’omicidio. Quindi fateci caso, passa un po’ inosservata, ma è un vero reperto storico.</p>
<p>I tre congiurati nascosti tra la folla insieme ai loro sostenitori, si avvicinarono al duca pronti a colpire. Il primo fu il Lampugnani che gli sferrò <strong>un fendente alla coscia sinistra</strong> proprio all’altezza dell’arteria femorale. Il duca si accasciò e subito fu raggiunto da <strong>un altro colpo di daga al collo</strong>. Quindi arrivò l’Olgiati che si accanì con <strong>il pugnale al petto, alla gola, al polso</strong>. Infine, il Visconti che <strong>lo colpì alla schiena più volte</strong>. Quattordici colpi in tutto. Galeazzo, data la violenza repentina con la quale era stato assalito, morì quasi immediatamente.</p>
<p><figure id="attachment_499" aria-describedby="caption-attachment-499" style="width: 800px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-499 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1985-975x1300.jpg" alt="lapide che ricorda l'assassinio nella chiesa di Santo Stefano " width="800" height="1067" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1985-975x1300.jpg 975w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1985-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1985-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_1985.jpg 1302w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-499" class="wp-caption-text">La lapide a memoria dell&#8217;assassinio nella Basilica di Santo Stefano ©Désirée Coata</figcaption></figure></p>
<h2>La fine dei congiurati dopo l&#8217;assassinio</h2>
<p>Ne seguì un tumulto durante il quale molte persone furono calpestate. La guardia ducale premeva verso l’interno della chiesa per arrestare la fuga dei congiurati e il popolo voleva mettersi al riparo fuggendo via. Il Lampugnani venne trafitto da una lancia mentre scappava. Il suo corpo legato per un piede ad un cavallo sarà trascinato per tre giorni per le strade della città, sbeffeggiato e straziato. I complici della congiura, 11 in tutto, furono <strong>squartati vivi e impiccati sulle merlate del castello sforzesco e lasciati esposti come monito</strong>. Il Visconti fu catturato pochi giorni più tardi e gli fu riservata la stessa fine. Anche l’Olgiati dopo vari tentativi di trovar nascondigli da amici e parenti, fu preso e squartato vivo come i suoi compagni.</p>
<p>Cola Montano, la mente che probabilmente aveva influenzato i tre giovani, fu esiliato da Milano.</p>
<p><strong>Il colpo di scena fu che i milanesi, contro ogni aspettativa, non si ribellarono</strong> e il primogenito di Galeazzo, Gian Galeazzo Maria Sforza, sebbene avesse solo 8 anni, fu riconosciuto nuovo duca, anche se il potere rimase di fatto nelle mani dei consiglieri di corte.</p>
<p><figure id="attachment_501" aria-describedby="caption-attachment-501" style="width: 800px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-501 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_2003-975x1300.jpg" alt="chiesa di santo stefano a milano " width="800" height="1067" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_2003-975x1300.jpg 975w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_2003-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_2003-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/12/IMG_2003.jpg 1427w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-501" class="wp-caption-text">©Désirée Coata</figcaption></figure></p>
<h2>La sepoltura misteriosa</h2>
<p>Del corpo di Gian Galeazzo Sforza si persero quasi subito le tracce. Si dice che venne sepolto di nascosto durante la notte <strong>tra due colonne imprecisate del Duomo</strong> perché si temevano disordini visto l’odio che molti avevano accumulato nei suoi confronti.</p>
<p>È probabile però che in un secondo tempo il corpo sia stato trasferito altrove per garantirgli una degna sepoltura. Ma dove? È d&#8217;epoca recente, però, <strong>il rinvenimento di un cranio nella zona absidale della chiesa di Sant’Andrea a Melzo</strong>. Molti sono gli studi che lasciano supporre possa trattarsi proprio della testa di Galeazzo. D’altronde, coincidenza vuole che la sua amante prediletta avesse ricevuto in dono dal duca proprio il feudo di Melzo.</p>
<p>Désirée Coata</p>
<hr />
<p>Se la storia di Milano vi intriga potreste leggere anche: <a href="https://www.milanoperme.it/milano-per-me/2023/12/05/la-porta-della-meraviglia-dove-transitava-la-morte-a-milano/" target="_blank" rel="noopener">LA PORTA DELLA MERAVIGLIA DOVE TRANSITAVA LA MORTE A MILANO</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a href="https://www.milanoperme.it/milano-noir/2023/12/25/la-congiura-di-santo-stefano-a-milano/">La congiura di Santo Stefano a Milano</a> appeared first on <a href="https://www.milanoperme.it">Milano Per Me</a>.</p>
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		<title>Enzo Isola, il delitto nel garage di via Morigi a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Désirée Coata]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2023 23:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano noir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla fine degli anni ’80 viene ucciso il noto imprenditore Enzo Isola, un delitto inspiegabile che si consuma in un garage di via Morigi, nel cuore delle Cinque Vie a Milano. Un fatto misterioso, accaduto in un’abitazione signorile e rimasto tuttora senza colpevole. È la sera del 26 gennaio 1988. Enzo Isola è in ritardo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Alla fine degli anni ’80 viene ucciso il noto imprenditore <strong>Enzo Isola</strong>, un delitto inspiegabile che si consuma in un garage di <strong>via Morigi</strong>, nel cuore delle Cinque Vie a Milano. Un fatto misterioso, accaduto in un’abitazione signorile e rimasto tuttora senza colpevole.</p>



<p>È la sera del <strong>26 gennaio 1988</strong>. Enzo Isola è in ritardo e la moglie è piuttosto preoccupata non vedendolo rincasare alla consueta ora di cena. Lo troverà poco dopo riverso in una pozza di sangue nel garage di casa, freddato da due colpi di pistola alla testa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Enzo Isola</h2>



<p>Enzo Isola, ricco proprietario di una florida azienda che fabbrica pannolini, ha 72 anni ma ne dimostra molti meno. È un brillante Casanova e intrattiene diverse relazioni extraconiugali tradendo senza scrupoli la moglie. Ogni giorno guida fino alla <strong>sede della sua azienda a Garlasco</strong>, in provincia di Pavia: un capannone bianco disperso nella pianura di risaie della Lomellina. Un tempo creava calzature a Vigevano, poi gli affari vanno male e in età già avanzata si reinventa con una <strong>macchina fabbrica pannolini che sta avendo un enorme successo</strong>.</p>



<p><strong>Lavora insieme al figlio Franco</strong> che però è semiparalizzato su una sedia a rotelle a causa di un brutto incidente di gioventù. Sta per lasciare parte dell’azienda a lui ritirandosi definitivamente. Ha già venduto tutte le quote per una grossa somma di denaro da lasciare in eredità ai figli. Una parte per <strong>Vanna</strong>, sua figlia, e altre due parti per <strong>Riccardo</strong> e <strong>Niki</strong>, figli della moglie. Ha già ricevuto un assegno di 400 milioni di lire in anticipo che si trova in una cassetta di sicurezza. </p>



<p><strong>Maria Teresa Scanziani, detta Susy</strong>, è dieci anni più giovane di lui. Appariscente biondo platino, indossa un visone e gioielli e litiga spesso con Enzo a causa dei suoi comportamenti fedifraghi.</p>



<p>I coniugi abitano in <strong>un appartamento stupendo su due piani in via Morigi 2/4 a Milano</strong>.</p>
<figure id="attachment_441" aria-describedby="caption-attachment-441" style="width: 800px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-441 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6480-1-975x1300.jpg" alt="via morigi il luogo del delitto di Enzo Isola" width="800" height="1067" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6480-1-975x1300.jpg 975w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6480-1-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6480-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6480-1.jpg 1288w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-441" class="wp-caption-text">©Désirée Coata</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I fatti</h2>



<p>Quel giorno, il 26 gennaio 1988, Enzo esce dal suo capannone di Garlasco all’ora di pranzo. Dice alla segretaria di dover passare da alcuni clienti, poi si rifà vivo dal radio telefono dell’auto verso le cinque del pomeriggio.</p>



<p>Alle 19,00 non è ancora rientrato a casa e la moglie preoccupata chiama alcuni dipendenti per sapere dove sia il marito. Verso le nove decide di scendere in garage con l’ascensore interno che dall’appartamento porta direttamente ai box. La porta è chiusa e lei la apre con la chiave facendo la tragica scoperta.</p>



<p><strong>Enzo è a terra con la testa in un lago di sangue tra la Golf e la Volvo di proprietà</strong>. È stato freddato con <strong>due colpi calibro 22 sparati a bruciapelo</strong> dietro l’orecchio destro. Il delitto di Enzo Isola fa scalpore e tutta la Milano bene inorridisce e si interroga.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le indagini</h2>



<p><strong>La moglie Susy è subito la principale indiziata</strong>. Si viene a conoscenza delle tensioni che correvano tra i due. Susy è stata spesso piuttosto violenta con il marito e si suppone quindi un <strong>movente di gelosia</strong>. Susy però si sottopone spontaneamente alla <strong>prova del <a href="https://www.bing.com/ck/a?!&amp;&amp;p=b0caafad926be186JmltdHM9MTcwMTMwMjQwMCZpZ3VpZD0wNjMzNjgwOC1jMDc0LTY1YmUtMmYyMi03YTEzYzEwMzY0NWUmaW5zaWQ9NTIxNA&amp;ptn=3&amp;ver=2&amp;hsh=3&amp;fclid=06336808-c074-65be-2f22-7a13c103645e&amp;psq=guanto+di+paraffina+cos%27%c3%a8&amp;u=a1aHR0cHM6Ly9pdC53aWtpcGVkaWEub3JnL3dpa2kvR3VhbnRvX2RpX3BhcmFmZmluYQ&amp;ntb=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guanto di paraffina</a></strong>, una tecnica di scienza forense, <strong>che la scagiona completamente</strong>. In assenza di altre prove e soprattutto di metodi scientifici sofisticati come quelli odierni, Susy viene rilasciata.</p>



<p>Altre ipotesi investigative riguardano la possibilità di un <strong>omicidio a scopo di rapina</strong> o di <strong>un regolamento di conti</strong>. Strano è però che Enzo giaccia a terra morto con ancora al polso il suo orologio da trenta milioni di lire e la valigetta, che stava estraendo dal baule dell’auto, con all&#8217;interno mezzo milione di lire in contanti. Pertanto, l’ipotesi della rapina appare piuttosto improbabile.</p>



<p>Vengono percorse anche altre piste passionali e si svolgono interrogatori vari nei confronti delle presunte amanti, ma non si arriverà a nessuna ipotesi di colpevole.</p>
<figure id="attachment_442" aria-describedby="caption-attachment-442" style="width: 800px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-442 size-large" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6481-975x1300.jpg" alt="l'accesso ai garage dove si è consumato il delitto di Enzo Isola" width="800" height="1067" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6481-975x1300.jpg 975w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6481-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6481-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/11/IMG_6481.jpg 1450w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-442" class="wp-caption-text">©Désirée Coata</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le stranezze nel delitto di Enzo Isola</h2>



<p>Attorno a questo delitto apparentemente inspiegabile <strong>ci sono alcune stranezze</strong>, come tasselli di un puzzle che non riescono ad andare a posto.</p>



<ul>
<li>La<strong> pistola</strong>, arma del delitto, non sarà mai ritrovata.

</li>
<li>Il <strong>radiocomando</strong> con il quale aprire le porte del garage verso strada, non sarà mai ritrovato. Come se il killer si fosse premurato di sottrarlo a Enzo per garantirsi la fuga. Eppure, esisteva un pulsante che dall’interno permetteva l’apertura del cancello senza l’uso del radiocomando. Possibile che l’omicida, che già si trovava presumibilmente nel garage, non lo avesse considerato?

</li>
<li>Enzo Isola è stato aggredito alle spalle, questo è certo. Ma nel garage<strong> non ci sono zone d’ombra</strong> dove l’assassino potesse appostarsi o colonne dietro le quali nascondersi. La porta che dall’appartamento conduce ai garage dista più di una dozzina di passi da dove è stato aggredito l’imprenditore. Se il killer fosse arrivato da lì, anche se la moglie sostiene che la porta era chiusa, Enzo non sarebbe stato colto di sorpresa.

</li>
<li>Un’altra stranezza inspiegabile è che <strong>il corpo è stato trascinato</strong> per un certo tratto ed è stata gettata della<strong> segatura</strong> sul sangue fresco da un mucchietto che era presente in un angolo, probabilmente per dei lavori in corso.

</li>
<li>Inoltre, uno dei due<strong> bossoli</strong>, come è naturale aspettarci, si trova vicino al cadavere. L’altro invece è a terra molto distante, in corrispondenza del corridoio che conduce alla porta per gli ascensori. Strano, visto che i colpi sono stati sparati a distanza ravvicinata.</li>
</ul>



<p>Mi viene da supporre che l’assassino fosse in macchina al suo fianco e una volta in garage sia accaduto qualcosa di improvviso o forse premeditato. Ma come mai nessuno nello stabile o nel quartiere ha sentito gli spari?</p>



<p>Quello di Enzo Isola è un altro sconvolgente e inspiegabile delitto a Milano destinato a rimanere irrisolto.</p>



<p>Désirée Coata</p>



<figure class="wp-block-pullquote">
<blockquote><hr />
<p>Un altro delitto irrisolto a Milano: <br /><a href="https://www.milanoperme.it/milano-noir/2023/10/30/adriana-levi-il-delitto-impunito-di-corso-magenta-a-milano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ADRIANA LEVI, IL DELITTO IMPUNITO DI CORSO MAGENTA A MILANO</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
</figure>
<p>The post <a href="https://www.milanoperme.it/milano-noir/2023/12/01/enzo-isola-il-delitto-nel-garage-di-via-morigi-a-milano/">Enzo Isola, il delitto nel garage di via Morigi a Milano</a> appeared first on <a href="https://www.milanoperme.it">Milano Per Me</a>.</p>
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		<item>
		<title>Adriana Levi, il delitto impunito di corso Magenta a Milano</title>
		<link>https://www.milanoperme.it/milano-noir/2023/10/30/adriana-levi-il-delitto-impunito-di-corso-magenta-a-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Désirée Coata]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2023 07:33:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano noir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla fine degli anni &#8217;80 il delitto di Adriana Levi nel pieno centro di Milano, in corso Magenta, scosse gli animi dell&#8217;alta borghesia e rimase un mistero irrisolto. Era la sera del 19 dicembre 1989, Adriana Levi aveva ospiti a cena per festeggiare il Natale imminente nella sua bella abitazione di Corso Magenta 69. Lei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Alla fine degli anni &#8217;80 il delitto di Adriana Levi nel pieno centro di Milano, in corso Magenta, scosse gli animi dell&#8217;alta borghesia e rimase un mistero irrisolto. </p>



<p>Era la sera del 19 dicembre 1989, Adriana Levi aveva <strong>ospiti a cena</strong> per festeggiare il Natale imminente nella sua <strong>bella abitazione di Corso Magenta 69</strong>. Lei non lo sapeva, ma era <strong>la sua ultima cena</strong>. Sarà ritrovata, infatti, la mattina seguente, stesa a terra nella sua camera da letto in una pozza di sangue. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7744-768x1024.jpg" alt="il delitto irrisolto di corso magenta" class="wp-image-145" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7744-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7744-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7744-1536x2048.jpg 1536w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7744-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">©Désirée Coata</figcaption></figure></div>


<h2 class="wp-block-heading">Chi era Adriana Levi</h2>



<p>Adriana Levi aveva <strong>66 anni</strong>, era una donna forte e coraggiosa, sopravvissuta da ragazzina all’orrore della <em>shoah</em>. Durante la Seconda Guerra Mondiale, <strong>fu deportata per motivi razziali</strong> nel campo di concentramento di Bergen Belsen, dove si trovava anche Anna Frank. </p>



<p>Una signora molto conosciuta nella Milano che contava, proprietaria de <strong>“Il Cenacolo”, un negozio di antiquariato</strong> che si trovava proprio davanti alla Chiesa di <a href="https://legraziemilano.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Santa Maria delle Grazie</a> al civico 69 di Corso Magenta. Oggi in corrispondenza delle tre aperture ad arco dove era il negozio, c&#8217;è una boutique enogastronomica. &#8220;Il Cenacolo&#8221; prendeva il nome del celebre affresco di Leonardo ospitato nel refettorio del convento adiacente alla chiesa. <strong>Vendeva opere d’arte di valore, pezzi unici d&#8217;arredo e da collezione</strong>, ma anche oggettistica più comune destinata ai numerosi turisti della zona.</p>



<p>Adriana aveva già perso due mariti, ma la sua vita era brillante e stimolante. Era una donna colta e di classe. Amava circondarsi di artisti, letterati, scienziati e musicisti nella sua dimora-museo di 350 mq piena di oggetti curiosi e arredi preziosi. Si parla di una celebre statua di cavallo maestosa che affascinava sempre tutti i suoi ospiti.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7755-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-143" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7755-1024x768.jpg 1024w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7755-768x576.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7755-1536x1152.jpg 1536w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7755-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il luogo del delitto oggi &#8211; ©Désirée Coata</figcaption></figure></div>


<h2 class="wp-block-heading">Gli invitati in corso Magenta la sera del delitto </h2>



<p>La sera del <strong>19 dicembre 1989 </strong>nella casa di Adriana Levi ci sono <strong>5 ospiti</strong>: due donne e tre uomini. Il pittore Alberto con la moglie e Osvaldo, celebre produttore discografico, anche lui con consorte. Ma <strong>l’ospite di sicuro più interessante è Romano</strong>, sposato con un figlio piccolo, <strong>flautista dell’orchestra della Scala</strong> che Adriana ha preso un po’ sotto la sua ala protettiva. Lei è sua mecenate, vorrebbe garantirgli il successo e un futuro da concertista, per questo non manca occasione di presentargli le persone che contano. Non a caso quella sera gli fa incontrare il suo amico Osvaldo al quale ha strappato la promessa di un provino. Di contro, Romano è avvezzo ad accompagnare l&#8217;amica alle occasioni mondane, a teatro o a fare shopping in una sorta di <strong>legame vantaggioso reciprocamente</strong>. </p>



<p>Non vi pare di vederli seduti tutti e sei al tavolo a chiacchierare tra pietanze natalizie, decorazioni e luccichii tra un brindisi e l’altro? Ricorda la scena di un romanzo di Agatha Christie. Quale degli ospiti sarà il colpevole? </p>



<p>A dire il vero c’è un’altra presenza. Si tratta del <strong>collaboratore filippino </strong>che aiuta a servire la cena, ma che sarà il primo a lasciare la casa attorno alla mezzanotte. Tutti gli altri diranno di essersene andati attorno alle due. Fa eccezione Romano che si sofferma, da solo, a casa di Adriana su sua richiesta, a quanto dice, per ricevere in privato il suo regalo di Natale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Romano, l&#8217;ultimo a vederla viva</h2>



<p>Di certo questo particolare che fa di <strong>Romano l’ultimo testimone ad aver visto Adriana viva</strong> e la sua amicizia speciale con una donna con quasi il doppio dei suoi anni, fanno nascere sospetti. Si tratta di capire quando esattamente gli ospiti se ne siano andati. A tal proposito spunta uno scontrino della vicina farmacia dove si è recata una delle coppie,  subito dopo essere uscita in corso Magenta, che attesta l’orario delle 2.27. Quindi Romano deve essere uscito per forza dopo. Ma dopo quanto?</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7743-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-146" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7743-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7743-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7743-1536x2048.jpg 1536w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7743-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;ingresso di Corso Magenta 69 &#8211; ©Désirée Coata</figcaption></figure></div>


<h2 class="wp-block-heading">L’allarme che scatta nella notte</h2>



<p>C&#8217;è un fatto importante. Quella notte <strong>l’allarme scatta alle 3.21</strong>. Non si sa se perché avvertiti da una vicina o perché l’allarme fosse collegato con la centrale operativa, una volante arriva sul posto per un controllo. Tutto sembra tranquillo. Le saracinesche del negozio sono abbassate, non ci sono segni di scasso e l’allarme ha ormai smesso di suonare. Corso Magenta è avvolto dal buio silenzioso di una notte fredda e insondabile, nessuno può immaginare che si stia consumando un delitto. Dopo aver citofonato un paio di volte senza ricever risposta,<strong> i poliziotti si allontanano pensando ad un falso allarme</strong>.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7746-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-147" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7746-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7746-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7746-1536x2048.jpg 1536w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7746-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">©Désirée Coata</figcaption></figure></div>


<h2 class="wp-block-heading">Il ritrovamento del cadavere di Adriana Levi</h2>



<p>La mattina del <strong>20 dicembre 1989</strong>, <strong>Antonio</strong>, l’anziano collaboratore del negozio, non vedendo arrivare Adriana all’orario di apertura (erano le 8,15) come d&#8217;abitudine, suona il campanello sia della bottega che dell’abitazione. </p>



<p>Poi, preoccupato, non ricevendo risposta, chiama la signora <strong>Pierina</strong> al piano di sopra che aveva le chiavi perché si occupava delle pulizie di casa Levi. Saranno loro due ad entrare in casa e a fare il <strong>macabro ritrovamento</strong>. </p>



<p>Le luci sono accese, <strong>la donna esanime giace a terra prona </strong>nel disimpegno della camera da letto sulla moquette grigia. <strong>Indossa</strong> <strong>una camicia da notte azzurra zuppa di sangue</strong> <strong>e ha il volto sfigurato</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Modalità omicidiarie</h2>



<p><strong>Adriana è stata massacrata con corpi contundenti al volto</strong>, soprattutto intorno ad un occhio, che risulteranno fatali, e con coltellate, circa una decina al torace e al collo, piuttosto superficiali.<strong> La finestra è aperta, probabilmente è stata la via di fuga dell’omicida </strong>che si è defilato dal giardino sul retro per scomparire dopo il delitto verso via Zenale, dal lato opposto a Corso Magenta dove c’era più traffico.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7745-768x1024.jpg" alt="Il delitto di Adriana Levi in corso Magenta" class="wp-image-149" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7745-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7745-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7745-1536x2048.jpg 1536w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7745-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il giardino probabile via di fuga su via Zenale &#8211; ©Désirée Coata</figcaption></figure></div>


<h2 class="wp-block-heading">Le indagini sul delitto Levi in Corso Magenta</h2>



<p>Le indagini saranno guidate dall’allora sconosciuto pm <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Di_Pietro" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonio Di Pietro</a>, che è il magistrato di turno la notte del delitto. La pista che sembra più plausibile inizialmente è quella di una rapina finita male, ma <strong>sono tante le cose che non tornano</strong>. </p>



<p>Peccato che si tralasci di analizzare le tracce biologiche sotto le unghie della signora che forse avrebbero potuto fornire un dna dell’aggressore. Peccato che in quegli anni le indagini non possano avvalersi di tecniche di investigazione sofisticate, come l’analisi dei tabulati telefonici o l’acquisizione dei video delle telecamere di sorveglianza. Inoltre, all&#8217;epoca non c’era l’abitudine di conservare tutti i reperti della scena di un delitto, che a distanza anche di un solo decennio forse avrebbero potuto essere più finemente sondati.</p>



<p>Si cerca di <strong>scavare anche nella vita lavorativa della donna</strong> immaginando un affare di compravendita finito male. Magari Adriana aveva tenuto in casa un pezzo di antiquariato particolarmente raro e prezioso e qualche collezionista era disposto a tutto pur di entrarne in possesso. O forse quella sera avrebbe dovuto concludere un acquisto importante, poi finito male. Questa ipotesi spiegherebbe la presenza in casa di <strong>una somma di denaro di circa 20 milioni di lire</strong> che non viene più ritrovata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’unica traccia</h2>



<p>L’unica traccia rinvenuta sulla scena del crimine è quella di <strong>una scarpa sul muretto del giardino</strong> di via Zenale. Probabilmente lasciata durante la fuga avvenuta dalla portafinestra della stanza degli ospiti che viene infatti trovata spalancata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prima stranezza: un omicidio troppo cruento</h2>



<p>Subito balza all’occhio <strong>l’inaudita violenza</strong> con la quale l’assassino o gli assassini si sono accaniti sulla vittima.<strong> La scena del delitto è caotica </strong>e la povera donna sembra vittima di una furia passionale; che possa essere invece una messa in scena per sviare le indagini?</p>



<p>La figlia della signora Levi confermerà che dai cassetti mancano gioielli e denaro per decine di milioni di lire, ma stranamente <strong>i pezzi di antiquariato di maggior valore sono ancora al loro posto</strong>. Un bottino che avrebbe potuto fruttare ai ladri davvero un valore inestimabile e che invece rimane intonso e ignorato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La seconda stranezza: c’è un precedente</h2>



<p>Poco più di un mese prima, <strong>l’11 novembre, l’allarme era scattato </strong>e Adriana aveva sorpreso due malviventi nella sua abitazione mettendoli in fuga. Inquietanti le avevano gridato: “Torneremo!” Naturalmente ne era conseguita una denuncia, ma i due non erano mai stati identificati, seppur lei li avesse visti ben in volto.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7747-768x1024.jpg" alt="Il delitto irrisolto di Corso Magenta" class="wp-image-150" srcset="https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7747-768x1024.jpg 768w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7747-1152x1536.jpg 1152w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7747-1536x2048.jpg 1536w, https://www.milanoperme.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_7747-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">©Désirée Coata</figcaption></figure></div>


<h2 class="wp-block-heading">La terza stranezza: l’allarme reinserito</h2>



<p>Stranamente l’allarme che quella notte suona, viene ritrovato la mattina seguente ripristinato in tutta la casa. Fatto bizzarro, visto che la signora stava andando a dormire, verrà infatti ritrovata con la camicia da notte addosso, e avrebbe dovuto inserire solo l’opzione perimetrale o perlomeno disinserire il quadrante a raggi infrarossi della camera da letto. </p>



<p>Inoltre, i pannelli di controllo segnalano che qualcuno ha attraversato tre settori dell’appartamento, ma non il quarto dove invece si trovano cassetti rovesciati e disordine. Un gesto consapevole o dettato dalla distrazione? Un depistaggio? <strong>L’assassino ha reinserito l’antifurto senza considerare la traccia lasciata dal suo passaggio</strong> nelle altre stanze. Ma perché si è premurato di farlo visto che<strong> la procedura non era affatto banale </strong>e lascia supporre che fosse una persona che conosceva bene come muoversi in casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La quarta stranezza: gli orari confusi</h2>



<p><strong>Tutto sembrerebbe portare alla colpevolezza del giovane Romano</strong>, al quale pare che Adriana avesse promesso anche l’intestazione di una casa in Svizzera. Incredibilmente Romano non sarà nemmeno indagato perché ha un alibi inattaccabile. La moglie dice di essersi svegliata quella notte per il pianto del figlio piccolo e, andando in bagno, sostiene di aver visto il marito seduto sul divano davanti la tv. Dice ad un’ora compresa tra le 2,30 e le 2,45. Lui d’altro canto sostiene di essersi attardato da solo in casa di Adriana, quando già gli altri ospiti si erano congedati, per poter dare il suo regalo di Natale all’amica. Ma <strong>l’orario che riferisce non collima con le ammissioni degli altri ospiti</strong>. Comunque, manca un movente: perché Romano avrebbe dovuto eliminare la sua amica che stava favorendo la sua carriera?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo il delitto Levi di corso Magenta</h2>



<p>Pochi giorni dopo Capodanno, arriva agli inquirenti<strong> una lettera anonima</strong> che indirizza i sospetti sul figlio della portinaia di un palazzo vicino, un giovane strano e un po’ sbandato. Non ci sarà alcun riscontro però, nemmeno sull’unica impronta trovata sul muretto in giardino, ma soprattutto <strong>non sarà mai trovata l’arma del delitto</strong>. Per un po’ di tempo si pensa che possa essere un grosso candelabro d’argento che manca all’appello in casa di Adriana, ma poi viene ritrovato nel laboratorio del negozio dove l’aveva portato lei stessa affinché fosse lucidato. </p>



<p>Pertanto, Di Pietro, a distanza di un anno e in assenza di nuovi indizi, chiederà l’archiviazione del caso. Un delitto eclatante che scosse l’opinione pubblica d’allora perché avvenuto in corso Magenta, nel cuore della Milano nobile e signorile e che, a distanza di 34 anni, resta un mistero irrisolto.</p>



<p>Désirée Coata</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Un altro delitto senza colpevole:<a href="https://www.milanoperme.it/milano-noir/2023/12/01/enzo-isola-il-delitto-nel-garage-di-via-morigi-a-milano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ENZO ISOLA, IL DELITTO NEL GARAGE DI VIA MORIGI A MILANO</a></p></blockquote></figure>
<p>The post <a href="https://www.milanoperme.it/milano-noir/2023/10/30/adriana-levi-il-delitto-impunito-di-corso-magenta-a-milano/">Adriana Levi, il delitto impunito di corso Magenta a Milano</a> appeared first on <a href="https://www.milanoperme.it">Milano Per Me</a>.</p>
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