Skygolpe con Blackout a Milano

Skygolpe a Milano: Blackout, un progetto di arte pubblica

26/05/2025

Skygolpe arriva a Milano e trasforma la città in un palcoscenico di riflessione critica con BLACKOUT. L’intervento pubblico ideato dall’artista digitale Skygolpe (al secolo Mattia Sommovigo) invade Milano, dal 19 maggio al 1° giugno 2025, con visioni generate dall’intelligenza artificiale e slogan enigmatici che stimolano il pensiero.

Skygolpe crea un cortocircuito visivo e filosofico a Milano

Utilizzando i maxi billboard pubblicitari come tela, Skygolpe dissemina per Milano messaggi potenti e ambigui come “INGOIA IL PROGRESSO”, “LE MACCHINE SONO FEDELI” e “IL FUTURO È GENERATO”. Per quattordici giorni, sei di questi grandi spazi pubblicitari, dislocati in punti strategici della città (Via G. B. Grassi, Piazzale Istria 2, Via Rogoredo, Viale Sarca fronte C.C. Sarca, Via Bodio, Via Canonica), creeranno un itinerario inedito che invita all’osservazione e alla riflessione.

Con Skygolpe le affermazioni diventano domande

Attraverso questo linguaggio provocatorio, BLACKOUT punta dritto al cuore del nostro rapporto con la tecnologia, mettendo in discussione la nostra identità e l’immaginario collettivo. L’obiettivo è innescare una riflessione critica sull’ambivalenza del progresso, utilizzando frasi brevi, evocative e volutamente ambigue per seminare il dubbio e stimolare il pensiero. Un approccio maieutico che ribalta la logica socratica: non più la domanda, ma l’affermazione diventa il motore dell’interrogazione interiore.

Milano: prima tappa del progetto di Skygolpe

Milano, capitale della comunicazione visiva italiana, è solo la prima tappa di un’opera destinata a espandersi in altre città italiane e internazionali. Ciò che rende BLACKOUT particolarmente affascinante è la sua genesi: una co-creazione tra Skygolpe e un’intelligenza artificiale autonoma. L’AI ha generato immagini ibride ed enigmatiche e testi che ora convivono nello spazio pubblico, sollevando interrogativi sulla natura della creatività nell’era dell’automazione. Emblematico in questo senso lo slogan “ARTE SENZA ARTISTI”.

Milano: la mia intervista a Skygolpe

Grazie a Paola Manfredi Studio e a Spazio WUF a City Life Milano, ho avuto l’opportunità di intervistare Skygolpe. L’artista è stato molto disponibile, mi è apparso subito schietto e immediato, in contrasto con le sue installazioni ermetiche ed enigmatiche. Sediamo su un divano all’interno di Spazio WUF, le videocamere si accendono e inizia la nostra chiacchierata.

Potete vedere qui la mia intervista integrale.

Skygolpe a Milano, la mia intervista all'artista
Désirée Coata e Skygolpe durante l’intervista

L’arte di Skygolpe in tre parole

Sorrido, non mi ero preparata per intervistare l’artista, pensavo fosse un’occasione riservata solo ai giornalisti. Improvviso, guidata dalla mia curiosità irrefrenabile e incoraggiata dall’atmosfera amichevole che si è creata. La prima domanda che rivolgo a Skygolpe lo lascia lievemente spiazzato. Gli chiedo di definire la sua arte in sole tre parole. Lui ci pensa a lungo, pondera i pensieri e poi trova le giuste parole: “…sicuramente personale, ontologica e contestuale. La mia arte fluttua nella dimensione di ciò che è e ciò che non è. Cambia il contesto, ma tutto il resto no, ogni sfumatura è degna di essere esplorata ed è motivo di riflessione.”

I grandi billboard di Skygolpe a Milano

Guardo scorrere le immagini dei grandi billboard installati in città e non posso non chiedergli che cosa ha provato a vederli una volta collocati nello spazio urbano. “Quando ho ideato questo progetto, innanzitutto ero felice di realizzare un lavoro pubblico. Quando poi mi sono trovato di fronte alle installazioni nello spazio, è stata una sensazione fortissima: il coronamento del sogno che avevo in mente. Si tratta di pannelli dal grande impatto visivo che squarciano il manto urbano con la loro imponenza.” Il suo entusiasmo sincero mi contagia ed ora sono ancora più curiosa di andare a vedere dal vivo le sue installazioni.

Da dove nasce l’ispirazione di Skygolpe

Skygolpe mi racconta di vivere a Lavagna, in Liguria. Subito immagino il contrasto tra il tranquillo paese di mare e l’universo digitale nel quale si muove per la sua arte. Gli domando dove trova la sua ispirazione. “L’ispirazione più grande viene dal fatto che prima o dopo tutti noi dobbiamo scendere a patti col vuoto esistenziale. Nulla ha realmente senso se analizzato fondo. L’esistenza è una follia, dopotutto.” E allora penso che il motore ispirazionale di un artista il più delle volte è proprio quella tensione, quel modo anomalo di sentire. L’arte diviene l’unico linguaggio possibile per descrivere pensieri altrimenti intraducibili.

Gli nft, la svolta per Skygolpe

Continuiamo a chiacchierare in un clima disteso, io con le mie curiosità che nascono immediate e lui con le sue profonde riflessioni a tratti ermetiche. Complesso per me affrontare il discorso sugli nft, se pensiamo che solo l’anno scorso una sua opera è stata venduta per 129mila dollari durante la ’21st Century Day Sale di Christie a Hong Kong. Nel 2020 gli nft hanno rappresentato un punto di svolta per la sua carriera. Si tratta di una tecnologia digitale che permette di autenticare un’opera d’arte senza bisogno di terze parti. Un nuovo mercato che Skygolpe ha saputo cavalcare in modo dirompente e che gli ha permesso di diventare un artista indipendente.

“Inserire un indirizzo univoco all’interno di un’opera che permetta di risalire immediatamente all’autore, è qualcosa di rivoluzionario. Opere che possono essere spostate sottoforma di valuta digitale!” Si percepisce il suo entusiasmo per una realtà, di non facile comprensione per me, che per lui è stata ed è molto importante.

L’arte è libertà di essere libero

Il nostro disquisire ci porta a interrogarci sul concetto sfuggevole dell’arte. Difficile definire l’arte, ma Skygolpe ci prova. “L’arte è l’unica cosa che può contraddirsi senza perdere il suo significato. L’arte è nativamente contradditoria. Se non c’è contraddizione, non c’è arte. Con l’arte posso finalmente essere libero di essere libero.” Sì, lo penso anche io: l’arte è libertà di espressione, è liberta di essere.

Perché il nome Skygolpe?

Infine una curiosità che mi martella in testa fin dall’inizio del nostro incontro: perché questo nome, Skygolpe? “Amo i contrasti. Sky è il cielo, ideale e spirituale, mentre “golpe” rappresenta il potere e l’umano, caotico e irrazionale.” Grandioso, in un’unica parola ha condensato l’essenza del suo essere artista.

Blackout di Skygolpe a Milano

Alla ricerca delle opere di Skygolpe a Milano

Dopo aver parlato con l’artista, il suo progetto BLACKOUT mi appare ancora più attraente. Non si tratta solo di un’esposizione, ma di un invito spregiudicato all’interazione e alla riflessione. Una sorta di blackout urbano che distoglie per qualche secondo dalla quotidianità incessante metropolitana. Se vi trovate a Milano tra il 19 maggio e il 1° giugno 2025, tenete gli occhi aperti e cercate le opere di Skygolpe : potreste imbattervi in un’affermazione che vi spingerà a guardare il mondo con occhi nuovi.

Désirée Coata

Cosa ne pensate di questa incursione artistica nell’era dell’intelligenza artificiale? Lasciate un commento qui sotto!

Se le istallazioni artistiche particolari vi interessano non perdetevi questo articolo.

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